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Che diritti chiedono i social media manager #adessonewsitalia

Sono circa 100mila nel nostro paese, ma non sono ancora riconosciuti come una categoria di lavoratori. Per questo motivo, l’Associazione nazionale dei social media manager (Ansmm) ha organizzato la sua prima assemblea, a cui parteciperanno la vicepresidente del Senato Maria Domenica Castellone e i circa 1.000 social media manager che hanno deciso di farsi rappresentare dall’associazione. Nata da poco più di quattro mesi – è stata fondata il 4 luglio – l’Ansmm ha sede a Roma, e si occupa della tutela e della rappresentanza della categoria, della promozione di un’etica digitale attraverso un codice etico per i social media manager e dell’assistenza dei propri iscritti nelle pratiche tributarie e fiscali. Il presidente è Riccardo Pirrone, che negli ultimi anni ha lavorato come social media manager per diverse diverse aziende e organizzazioni. Tra i suoi lavori più famosi ricordiamo la campagna social realizzata per l’azienda di onoranze funebri Taffo. 

L’assemblea si terrà in modalità videoconferenza con diretta Facebook dalla sala conferenze di Nana Bianca, acceleratore di startup di Firenze. “All’assemblea verranno rimarcate le richieste che abbiamo già avanzato con il rilancio associazione, che oggi conta più di 900 social media manager iscritti – interviene Pirrone -. Chiediamo che venga riconosciuta la nostra professione. Per questo motivo oggi sarà presente anche la vicepresidente del Senato Maria Domenica Castellone, molto attenta a questi temi. Inoltre, chiediamo che l’Ansmm venga riconosciuta come associazione di categoria”. 

Le richieste

Tra le richieste che verranno avanzate dall’associazione durante l’assemblea, ci sono la creazione di un codice Ateco dedicato per i liberi professionisti, l’introduzione di un contratto nazionale per i lavoratori dipendenti, il riconoscimento dell’Ansmm come associazione di categoria, l’istituzione di una certificazione per social media manager e, alla luce di quello che sta accadendo con la nuova gestione di Twitter, di regole deontologiche per la tutela dalle fake news. 

Chiediamo l’istituzione di un codice Ateco dedicato solo ai social media manager affinché le aziende ci riconoscano come professionisti – continua Pirrone -. Sono soprattutto le piccole e medie imprese che non sanno sfruttare al meglio questa figura. Spesso non considerano quello del social media manager un lavoro a parte e quindi gli assegnano delle mansioni che non sono adatte al ruolo. Le paghe non sono solo al di sotto della media europea, ma della media nazionale. Invece, grazie all loro investimento su una campagna social, ci sono stati casi di ristoranti diventati milionari, ad esempio. Questo le pmi non lo riconoscono, investono sempre meno in questa professione e vedono il social media manager come una figura ibrida, che non è alla base della strategia social“.

Gestione della crisi

Con l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk e l’introduzione della “spunta blu” a pagamento per gli account verificati, molti social media manager rischiano di andare incontro a disagi. “Si è verificato un problema di moderazione: molte aziende investono (o almeno, investivano) sulla pubblicità su Twitter – spiega Pirrone -. Oggi gli account fake che si fingono account aziendali o privati costituiscono un grosso problema per la gestione delle campagne social. Questo influisce anche su chi, come me, ad esempio, ha la spunta blu. Anche i personaggi che hanno uno storico su Twitter possono andare incontro a problemi. Alcune aziende hanno perso addirittura miliardi per quello che ha twittato un account fake con la spunta blu”. 

Secondo Pirrone, proprio alla luce di questa vicenda recenti, infatti, è sempre più indispensabile parlare di come la figura del social media manager può diventare un riferimento in un momento di cambiamento e “crisi della comunicazione” come quello che sta sperimentando Twitter.

Tra le problematiche che vengono riscontrate tra gli iscritti all’associazione c’è anche quella dell’assenza di una “certificazione delle competenze dei social media manager. Ne esistono moltissime non valide. In rete ci sono molti corsi che non hanno nulla di nozionistico, e spesso chi vuole avvicinarsi a questo ambito non sa a chi rivolgersi. Noi ci proponiamo per riconoscere una certificazione nazionale italiana delle competenze dei social media manager”, conclude Pirrone.

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“https://www.wired.it/article/social-media-manager-lavoro-diritti-certificazione/”

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