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Tetto al contante, dai 500 euro della Grecia ai 15mila della Croazia: la mappa di come funziona in Europa #adessonewsitalia

MILANO – Il tetto all’uso del contante è tornato divisivo. A gettarlo nella mischia è stata una proposta di legge della Lega, che prevede di farlo salire a 10mila euro. La premier Giorgia Meloni ha confermato al Senato che il disegno è nelle intenzioni del governo: si tratta di un netto cambio di rotta per una misura che prevedeva (traiettoria indicata dal governo Conte e confermata da quello Draghi) una discesa dal 1° gennaio 2023 dagli attuali 2mila a quota mille euro.

Già durante l’esecutivo dell’ex presidente Bce, d’altra parte, le forze di centrodestra si erano compattate (allora erano divise con Fdi all’opposizione) in un blitz notturno sul decreto Milleproroghe, che era riuscito a rinviare la stretta a mille euro – appunto – dal prossimo anno, nonostante la contrarietà di Palazzo Chigi.

Tra i fautori di un tetto basso e i sostenitori del suo innalzamento si rimpallano critiche ormai note. Da una parte si ritiene che alzarlo sia un favore al riciclaggio e all’evasione, dall’altra si dice che – in particolare su questo secondo punto – non ci sono evidenze di un effetto benefico. Lo studio più citato al riguardo è quello dell’ottobre 2021 degli economisti della Banca d’Italia che, con una metodologia innovativa e comunque sottolineando come i dati siano da consolidare, analizzava l’innalzamento voluto dal governo Renzi per concludere che sì, c’è un nesso tra sommerso e banconote. E, in particolare, che l’1% di transazioni cash in più fa crescere il sommerso tra lo 0,8 e l’1,8%. Ancor prima, nel luglio 2019, l’Unità di informazione finanziaria di via Nazionale (dove arrivano le segnalazioni delle operazioni in odore di riciclaggio) rimarcava che “l’utilizzo di contante è negativamente correlato con il grado di sviluppo economico locale e con il grado di finanziarizzazione. Al contrario, l’utilizzo del contante risulta correlato positivamente con le dimensioni dell’economia sommersa”.

I pagamenti cash scendono sotto il 50% ma l’Italia è fanalino di coda in Europa

di Rosaria Amato 26 Ottobre 2022 Tra chi invece non vuole un tetto basso prevale l’argomentazione del raffronto con gli altri Paesi europei. In questo caso, si rimarca che sono molte le giurisdizioni che non prevedono limiti e che fra queste ci sono Paesi – come Austria, Germania (dove però sopra i 10mila euro scatta un obbligo di registrazione delle operazioni e dell’identità di chi versa/paga in contante), Olanda o Finlandia – che notoriamente non sono certo patrie di evasori. In Europa manca un approccio coordinato, insomma. Lo ha ricordato anche il vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, interrogato mercoledì sul dibattito nascente in Italia: “Il contante deve essere disponibile”, ha detto e sui massimali nel contesto dell’anti-riciclaggio “avevamo proposto dei tetti a livello Ue. Ma non ci sono accordi per ora, tocca agli Stati membri decidere. I tetti variano molto, si va dai 500 euro della Grecia a Paesi che non ce l’hanno. Come Commissione, preferiremmo dei massimali più bassi possibili”.

Sul tema è in passato intervenuta anche la Bce, che proprio all’Italia aveva contestato di essere intervenuta su questa materia senza prima consultare l’autorità monetaria dell’Eurozona. Un intervento che proprio Meloni (era il gennaio 2020) aveva accolto come un sostegno alle teorie di Fdi sulla questione. In quel caso, con una lettera firmata dal falco Mersch, sul merito l’Eurotower ci interrogava più che altro sulla proporzionalità della misura (quindi su dove porre il tetto, più che se metterlo o meno) e sulla riflessione circa i suoi reali effetti anti-evasivi. Rimarcava, poi, gli effetti sociali legati al fatto che solo il contante è un metodo di pagamento che non può esser sottoposto a tariffe, quindi il più economico per regolare le transazioni.

Ecco, dunque, come si comportano gli altri Paesi europei sulla questione secondo i dati dello European consumers center:

Il tetto al contante in Europa
PAESE Tetto
AUSTRIA nessun limite
BELGIO 3000
BULGARIA 5000
CROAZIA 15000
CIPRO nessun limite
REP. CECA 10000
DANIMARCA 2700
ESTONIA nessun limite
FINLANDIA nessun limite
FRANCIA 1000
GERMANIA nessun limite
GRECIA 500
UNGHERIA nessun limite
IRLANDA nessun limite
LETTONIA 7200
LITUANIA 3000
LUSSEMBURGO nessun limite
MALTA 10000
OLANDA nessun limite
POLONIA 3300
PORTOGALLO 3000
ROMANIA 2000
SLOVACCHIA 5000
SLOVENIA 5000
SPAGNA 1000
SVEZIA 1000

 

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di Rosaria Amato, Alberto Bruzzone, Miriam Romano 26 Ottobre 2022

Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio sui pagamenti innovativi del Politecnico di Milano, aggiunge un’altra spigolatura al problema. “I pagamenti digitali abilitano servizi moderni oltre a supportare nella lotta all’evasione fiscale. Analizzando le mosse del Governo su questi temi negli ultimi 10 anni fa emergere che manca un piano strategico di lungo periodo su questi temi. Questo annuncio, segnala l’ennesimo cambio di direzione. Da quando è stato introdotto, nel 1991, il limite al contante è cambiato molte volte, complice l’alternanza politica al governo. Come un’altalena continua in salita e in discesa senza una strategia chiara e continuativa del nostro Paese. Negli ultimi due anni, il percorso sembrava tracciato, invece l’ennesimo cambio di Governo ha portato all’ennesimo cambio di strategia”. Secondo Portale, che rimarca come “la correlazione tra contante ed economia sommersa esiste”, l’innalzamento al tetto “non frenerà la crescita dei pagamenti digitali, ormai chiaramente delineata, ma dà un messaggio di cambio di rotta su questi temi e sottolinea la mancanza di visione a lungo termine del nostro Paese. Se l’evasione fiscale – oltre 35 miliardi per la sola Iva, primo Paese nella ue – è anche un problema di cultura ed educazione, questi messaggi non aiutano a cambiare la mentalità degli italiani”.

 

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“https://www.repubblica.it/economia/2022/10/27/news/tetto_contante_massimo_europa_come_funziona_altri_paesi-371916061/”

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