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Terapia intensiva e pronto soccorso a rischio: troppi medici in fuga #adessonewsitalia

FRIULI – La fuga dei medici dalle strutture pubbliche regionali sta assumendo, giorno dopo giorno, aspetti sempre più grandi. In particolare in quei servizi essenziali come i Pronto soccorso, le terapie intensive e in pratica in tutti quei reparti in cui si lavora turni su turni. Ma c’è anche un altro problema non da poco. Già, perché un medico del servizio pubblico che si dimette da un Servizio operativo, molto spesso poi ci torna da medico privato, pagato dall’Azienda sanitaria con fattura da libero professionista. Il fatto è che c’è una sperequazione allarmante tra le due page: il medico privato riesce a prendere anche 60 euro in più all’ora rispetto al medico assunto dal Servizio sanitario.

IL SINDACATO
A scendere in campo Alberto Peratoner, medico anestesista, presidente dell’Aaroi. «La fuga dei medici dal nostro sistema sanitario regionale – spiega – e l’abbandono di quello che era uno dei migliori sistemi sanitari italiani é un’emorragia inarrestabile a cui l’amministrazione regionale non sembra dare peso se non proponendo ulteriori affidamenti a enti privati e cooperative come panacea di questa gravissima situazione. Peraltro – va avanti – creando una vergognosa sperequazione tra professionisti fedeli al pubblico sfruttati, spremuti e sottopagati e libero professionisti gratificati da ben altri stipendi e svincolati da governi aziendali farraginosi che penalizzano i dipendenti che perdono il controllo di qualità e di efficienza del sistema. Pronto soccorso, medicina d’urgenza, anestesia e rianimazione e radiologia sono specialità cruciali, le cui carenze oggi in questa regione determinano un elevatissimo rischio di blocco del sistema e ritardo nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza».

IL PERCORSO
«Siamo di fronte ad una deregulation totale della sanità pubblica oltre che del mercato del lavoro. Oggi sta toccando all’area della medicina d’urgenza e pronti soccorsi – afferma Peratoner con uno scritto sul quotidiano online Sanità.it – domani toccherà anche agli anestesisti e così via. E che non ci vengano a raccontare che questa forma di reclutamento speculativo di personale sia figlia della carenza di personale medico. Altrimenti, carenza per carenza, non si dovrebbero trovare medici nemmeno che prestino servizio in libera professione. I medici che entrano nelle aziende pubbliche con contratto libero-professionale sono medici free lance con interessi ben diversi da quelli pubblici e se questo modello dovesse estendersi e prendere piede, assisteremo alla privatizzazione completa di ampie fette dei nostri ospedali con dubbi risultati sulla qualità ed efficienza del servizio» la conclusione del presidente dell’Aaroi.
 

APPROFONDIMENTI

IL PRIVATO

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Ma a scendere in campo contro quello che ritengono un modello che va verso la privatizzazione della sanità pubblica regionale anche i 5Stelle. Il consigliere regionale Andrea Ussai non ha dubbi. «Da quanto emerso dall’incontro “I sistemi di emergenza-urgenza territoriale in regione Fvg: evoluzione organizzativa, tecnologica e scenari futuri”, incontro per pochi intimi visto che molte richieste di partecipazione (tra cui anche la mia) sono cadute nel vuoto e dove le conclusioni erano già scontate, dato che gran parte dei relatori venivano dalla Lombardia: la spinta verso il privato che pare essere l’unica idea di questa maggiorana in materia di sanità». 
 

RIORGANIZZAZIONE
«In sintesi Alberto Zoli, Direttore dell’azienda regionale Emergenza Unica della Lombardia – spiega Ussai – ha chiarito che si deve puntare su un’unica centrale sia del 118 che del 112 in Fvg, con soddisfazione espressa dell’assessore Riccardi secondo cui ora bisogna fare un Dipartimento inter – aziendale su cui – secondo il vicepresidente – si devono trovare tutte le posizioni che la tecnica deve metterci a disposizione, consentendo alla politica di prendere quelle decisioni senza entrare nel merito degli aspetti gestionali e dove i professionisti si possono muovere. L’unica mobilità del personale che abbiamo visto in questi anni – conclude Ussai – è quella degli infermieri che sono scappati dalla centrale di Palmanova a causa dell’inerzia della politica, che ha promesso mari e monti, ma che ha lasciato andare alla deriva professionisti e un sistema dell’emergenza – urgenza di eccellenza»

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